lunedì 19 giugno 2017

Scatoloni di ricordi

Praticamente faccio questa cosa che dieci a uno qualsiasi psicoterapeuta definirebbe patologica e poco sana.
Comunque con certezza non lo so perchè dallo psicoterapeuta non sono mai andata, sbagliando.
Per farla breve, io a volte mi metto lì nel mio angolino di vita e rovescio lo scatolone dei ricordi.
Un po' come con il baule dei giochi da bambina.
Spargo tutti i pezzi sul pavimento, li allontano con le mani per distinguerli.
Così da vedere anche i più piccoli pezzi, anche quelli che non ricordavo di avere.
C'è il bancone a vetri di un bar vicino al mare dove sfogavo tutta la mia passione per i tramezzini fatti con il pane bianco prendendoti la mano e usandola per indicarli come fosse la mia. E tu ridevi, ridevi e io ero contenta. Un po' per te che ridevi e un po' per i tramezzini.
C'è un divano davanti alla tv e noi che critichiamo tutti i film che abbiamo visto uno dopo l'altro facendo buuu e il pollice verso.Che ci sorridiamo con gli occhi negli occhi. Che ci guardiamo e capiamo che una parte di noi è fatta dello stesso tessuto. E non potrà mai cambiare.
C'è un localino che ci serve mojito con il sottofondo di Pino Daniele che canta che se mi guardi con gli occhi dell'amore non ci lasceremo più. E noi tutte insieme che ci canticchiamo sopra, mentre la barista ci guarda estasiata anche se prendiamo una nota ogni venti minuti.
C'è la notte illuminata dalla neve mentre passeggiamo tra le vie del paese silenzioso. Noi. Tutte le donne della famiglia.
C'è la mela caramellata più dura della storia dopo la nausea, mia, delle montagne russe.
C'è un muretto in salita e due occhi che mi guardano come mai sono stata guardata prima.
C'è il ferro bollente del parapetto del traghetto che brucia sulle braccia appoggiate e noi sporte per guardare tutto quello che si può entrando nel porto di Barcellona. Mentre in cinque non facciamo cent'anni.
C'è fare le prove per la recita di Natale che ti eri inventata tu da mettere in scena dopo il pranzo con i parenti. Life on Mars di David Bowie come colonna sonora, noi tese come fosse la prima alla Scala e il nonno che dormiva sulla poltrona.
C'è la musica del teatro sulla baia turca. Io dietro seduta ad ascoltare perchè tanto non sapevo ballare. Nemmeno una luce e un subisso di stelle.
C'è attraversare le pozzanghere in braccio a te.
C'è farti la serenata di gruppo sotto la finestra il giorno prima del tuo matrimonio.
C'è scendere in motorino in due verso il lago, quando sta diventando buio ma non lo è ancora, a motore spento per non sprecare benzina, sentirsi eterne e ascoltarti dire 'Ma lo sai che io questo momento non me lo dimenticherò mai?'
E sapere che hai ragione.
Non so mai cosa uscirà da quello scatolone, quali frammenti piccolissimi che pensavo di non ricordare ritroverò.
Racconto tutto ad alta voce come quando si giocava pensando di non essere visti in cameretta, quando non serviva fosse vero perchè fosse reale.
Ci cammino attraverso a quei momenti, felice come se fossero ora, anzi di più.
Che si sa che da lontano si vedono solo le cose che brillano.





2 commenti:

  1. Non ti preoccupare, non sei l'unica che vive con gli scatoloni dei ricordi aperti e capovolti

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